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openlabpartners + Ottavia Damian + Elisa Frisiero

Restorative Service Station

Psicologia Ambientale

Restorative Service Station è un progetto in via di sviluppo nato ponendo delle riflessioni sull’esperienza del viaggio autostradale e sull’importanza dei suoi luoghi di sosta.

Non è raro osservare la nostra società accorgersi tardivamente quali siano le proprie necessità nei nuovi contesti che lo sviluppo e progresso creano. Su questo tema il progetto costruisce un concept su come possano evolvere le nuove aree di servizio rispondendo alle necessità anche psicologiche del viaggio in un mondo che, nel corso del nuovo secolo, ha reso tutto estremamente veloce.

È di opinione comune che le aree di servizio italiane non vengano considerate, allo stato attuale, come buoni posti dove trascorrervi del tempo. Un dato molto chiaro in merito è la quantità di tempo che un utente medio vi passa all’interno. Lo studio ha prodotto dati che evidenziano che un utente, in media, non trascorre all’interno di un’area di servizio più di 30 minuti nei casi più esasperati, un terzo di essi addirittura meno di 10 min. Per luoghi che possiedono un ruolo così importante all’interno della “catena” del viaggio, la loro scarsa attrattività non è un buon risultato.

La guida rappresenta una attività stressante che nel tempo consuma progressivamente la nostra attenzione selettiva. L’ISTAT registra come prima causa di un incidente stradale la distrazione alla guida o il colpo di sonno. Se sommassimo questa causa a quella di mancato rispetto di precedenza, altra categoria causata da un deficit di attenzione, raggiungeremmo il 30,7% delle cause di incidenti. Questi dati hanno dimostrato la necessità di interventi sui cui lo studio lavora.

Come approfondimento lo studio ha analizzato non solo il comportamento degli utenti e la loro soddisfazione ma anche i livelli di rigeneratività di questi luoghi, ovvero la capacità di riuscire ad avviare un processo di riposo mentale.

Componente fondamentale per il recupero psicofisico dall’attività della guida, l’indagine ha usufruito della Percived Restoration Scale (11) per registrarne i valori attraverso gli utenti, evidenziando dati decisamente bassi considerata l’importanza della loro funzione.

Il cluster di interventi progettuali in via di sviluppo ha lo scopo di “riparare” i deficit evidenziati nelle analisi. Vengono inserite nuove funzioni, progettati nuovi flussi e nuove user exerience.

La biofilia in questo riassetto ha un ruolo fondamentale. Il verde, evidenziato in tutta la letteratura scientifica come tra i componenti che possiedono la maggiore capacità rigenerativa in assoluto, viene utilizzato come strumento per costruire un intervento sostenibile e alzare il livello di benessere percepito.

Programma funzionale

“(…) estremamente importante è il loro valore in termini di relazioni. La riuscita del progetto risiede nella bontà con cui questi aspetti concettuali vengono trattati”

Assetto

“(…) la capacità di sottrarre funzioni ai luoghi per sostituirle con qualità spaziali che esaltano le rimanenti. Togliere non sempre è una operazione di sottrazione (…)”

Percorsi

“(…) risolvere le criticità esistenti che, se non controllate, interferiscono con i sistemi. Flussi senza interferenze, eliminazione di percorsi obbligati, passaggi all’aperto più sicuri (…)”

Scatola

Lo studio architettonico e funzionale ha evidenziato una forte necessità di intervenire in questa direzione.” L’attualità risulta come una situazione comprimente che racchiude il tutto in un unico contenitore

De-compressione

(…) interventi de-comprimenti che derivano dal nuovo asseto. La modifica del sistema dei flussi, l’adeguatezza ambientale, gli stessi aspetti estetici, dipendono da una nuova distribuzione delle funzioni e dei flussi.

Ampliamento

Ri-distribuire e introdurre il nuovo dove vi è più necessità risulta fondamentale per ripensare lo spazio, abbassare i livelli di affollamento, e garantire una migliore esperienza.

Le varie funzioni sono state quanto possibile dislocate e decompresse rispetto l’impianto precedente cercando di costruire un sistema di elementi che potesse dialogare con il nuovo paesaggio.

Una grande piazza al centro caratterizza lo spazio mettendosi a disposizione degli utenti come luogo rappresentativo e punto di ritrovo. L’area viene così trasformata da uno spazio di dimensione veicolare a dimensione uomo, ripristinando nella sosta la corretta gerarchia di adeguatezza spaziale.

Percorsi obbligati

“Nati per spingere il consumatore a comprare, in luoghi come questi, dove lo scopo è il rigenerarsi, questi layout forniscono il risultato contrario. L’impossibilità di scelta genera stress, l’attrattività ne risente (…)”

Spazi fluidi

“(…) lo Spazio Fluido, sia che si tratti di un interno che di un esterno, è maggiormente associabile ad un paesaggio piuttosto che ad una stanza: esso è uno spazio continuamente conseguente, gli ambienti si susseguono e si fondono come un tutt’uno, contrariamente alla staticità delle stanze.”

Il progetto, ancora in sviluppo, mira a modificare il paradigma di sosta in autostrada. L’obiettivo è quello di cominciare a plasmare i tempi con cui percorriamo questi ambienti, riportandoci ad una dimensione più adatta alle nostre reali necessità psicofisiche.